Home
Lev Chadash
Ebraismo liberale
Cosa pensiamo
Attività e servizi
Collegamenti
Documenti e notizie
Siddur
Attività
Chi è in linea
Abbiamo 11 ospiti collegati
Iscriviti alla newsletter
Nome utente

Password

Memorizza
Password dimenticata?
Non sei utente? Registrati ora
Home arrow Notizie ed eventi arrow DIFFAMAZIONE CONTRO LEV CHADASH
DIFFAMAZIONE CONTRO LEV CHADASH

Diffamazione contro Lev Chadash

Un rabbino ultraortodosso di nome Bekhor ha diffuso nella sua newsletter una grave diffamazione copntro la nostra sinagoga, insinuando che nel menù del nostro seder di pessach fosse compresa dell'aragosta (che com'è noto non è un alimento kasher). Le centoventi persone che hanno partecipato al seder e tutti quelli che frequantano Lev Chadash sanno che noi non abbiamo mai fatta mangiare aragosta, né a Pessach né in altre occasioni. Trovate qui sotto il brano diffamatorio e le risposte del presidente e del rabbino di Lev Chadash. 

La documentazione è aggiornata con un successivo scamio di lettere fra Rav Bekhor e Rav Cipriani e con la successiva newsletter di Rav Bekhor E CON LA NOSTRA DENUNCIA AL BET DIN DI MILANO.

In coda alla documentazione aggiungiamo una lettera che il rabbino ha inviato a un suo corrispondente, autorizzandolo a diffonderla. Se volete divertirvi, leggetela. La sua prosa è limpida quanto i suoi sentimenti sono un modello di moralità ebraica.

Povero movimento Chabad, che una volta era un centro di cultura ebraica, se è andato in mano a rabbini che scrivono cose del genere !

In coda trovate anche gli articoli sulla vicenda di" Pagine ebraiche", il mensile dell'Ucei, della sua newslette "L'Unione informa" della "Stampa"e del Corriere

 DALLA NEWSLETTER DI RAV BEKHOR  3 luglio

Carissimo ***,
ultimamente si parla molto di voler introdurre l'innovazione tecnologica nei campi di calcio per prevenire dei palesi errori arbitrali (come Germania vs Inghilterra), ma c'è chi è ancora più avanti e ha già scoperto non solo quando il pallone ha superato la linea della porta ma anche come fare superare all'aragosta la linea della kasherut.

Infatti ho saputo che a Milano il centro dei riformati ha dimostrato un salto di qualità festeggiando la tavola di Pessakh qualche mese fa con delle succulente aragoste (ma non finte) creando sconcerto anche a una mia conoscente non ebrea che era stata invitata e vedendo la "rivoluzione tecnologica" di lev khadash ha preferito tornare alle antiche abitudini "dell'arbitraggio tradizionale".

Di recente (1° giugno) si è celebrato a Milano con grande successo il KOSHER DAY al nuovo Bet Chabad di Milano Jewish Milan Center. Si sono viste facce nuove e il pubblico ha assaggiato con grande gusto i sapori e si è interessato alle regole, e ha appurato che mangiare kasher non costituisce un sacrificio bensì un'alimentazione salutare per l'anima e il corpo.
Se conosci qualcuno il cui matrimonio è in crisi o non tutto fila liscio o vorrebbe solo migliorare il proprio equilibrio coniugale darei il consiglio di ascoltare la lezione mp3 di ieri sera che tratta ampiamente questo tema trovi qui sotto il link: "basta un click per ottimizzare la vita matrimoniale"
Shabat Shalom,
Rav Shlomo Bekhor

LA RISPOSTA DI UGO VOLLI
Egregio rav shlomo Bekhor
mi è stato segnalato la sua ultima newsletter in cui LA insinua che al Seder di pesach da me organizzato per Lev Chjadash si sarebbe servita aragosta. Questa insinuazione è gravissima e insultante, costituisce un esempio particolarmente perverso di lashon arà, perché mi attribuisce non solo un comportamento contro la kashrut ma un autentico hillul hashem, tratandosi del seder. Ha inoltre il difetto di essere completamente falso. Non c'erano aragoste, crostacei o alcun cibo non kasher al nostro seder. Posso produrre un centinaio di testimoni a proposito, mentre la sua pretesa donna fuggita e non nominata chiaramente non esiste, perché lei mente. Si tratta dunque di una diffamazione anche a termine del codice civile.
Gentile rav, non intendo lasciarmi attribuire senza reagire comportamenti del genere. Le dò una settimana di tempo per mandare questa mia lettera a tutti quelli cui ha spedito la lettera precedente. In caso contrario la convocherò personalmente davanti a un bet din per lashon arà nei miei confronti e la citerò anche davanti a un tribunale civile chiedendole dei danni molti consistenti per la sua diffamazione.
Sappia che associando la sua menzogna a una derashà lei ha sconsacrato il Nome, ha compiuto un'averà gravissima, svergognando fra l'alyto anche tutto il movimento Chabad e la sua semichà. Un vero rabbino non diffoindel lashon arà. Vergogna!
Sappia che non esiterò a rendere pubblica la nostra conversazione
Si vergogni e faccia teschuvà

ugo volli
prsidente di Lev Chadash

 

 

 LA RISPOSTA DI RAV CIPRIANI

Rav Shlomo Bekhor,


A partire dall'eliminazione della nazionale italiana, di cui mi onoro, come molti, di essere allenatore, non ho seguito molto i Mondiali di Calcio e i relativi errori arbitrali. In effetti, come lei ha giustamente osservato, so che alcuni "kasherizzano" palle che oltrepassano la linea della porta. Sempre a proposito di oggetti sferici, altri kasherizzano la "messianizzazione" di uomini che sono sì eminenti saggi, ma che di massianico hanno poco, visto lo stato del mondo e del popolo ebraico. Suppongo che tutto dipenda da quale lato della palla si osservano le cose...

Lei ha scritto in una mail pubblica che "una sua conoscente" le ha detto che durante il Seder di Pessach a Lev Chadash è stata servita aragosta. Per essere più precisi ha scritto "succulente aragoste".Non ne conosco il sapore, e mi fido di lei al riguardo.

Giusto per chiarire: Lev Chadash è una comunità ebraica molto tradizionalista, al cui interno la kashrut è rispettata, sotto la mia sorveglianza. A Pessach un'equipe di volenterosi membri, da me coordinata, si fa carico delle pulizie e della kasherizzazione dei luoghi. Il Seder è preparato sul posto e naturalmente in modo conforme alle regole di Pesach. Ma non mi dilungherò oltre, tanto l'accusa è evidentemente ridicola. Sono altri gli aspetti che desidero approfondire brevemente.

Non è mia intenzione entrare in questa sede in un dibattito di tipo halakhico. Appare però evidente che, riportando in modo pubblico le presunte osservazioni di una persona inesistente (perché a Lev Chadash si mangia kasher, di conseguenza il fatto non può essere avvenuto, ed è una montatura di pessimo gusto), lei ha commesso un atto non tanto di Lashon harà, ma di Motzi shem rà e di Hotzàat dibà, ossia il far circolare menzogne a puro scopo diffamatorio e perché esse siano ripetute.

In un libro di cui deve aver sentito parlare perché è un best'seller, è scritto:"Non andrai calunniando nel tuo popolo, non starai [immobile] sul sangue del tuo prossimo. Io sono YHVH" (Bemidbar 19, 16. E il libro non è il Tanya, quello non è un best-seller, non lo ha letto nessuno). Mi perdoni l'uso di strane "abbreviazioni", che sono sempre disponibile a spiegarle. Il senso generale è che chi calunnia causa una sorta di spargimento di sangue, e soprattutto non riconosce la sovranità e l'esistenza stessa di Hashem. Forse perché a tutto ciò ha sostituito il culto del Rebbe? Chissà...

I maestri hanno insegnato che questo comportamento è più grave delle tre trasgressioni più serie, quelle a cui normalmente un ebreo dovrebbe preferire la morte: idolatria, omicidio, rapporti proibiti. Il Talmud suggerisce che Hashem e il calunniatore non possono vivere nella stessa realtà ( Bavli Arachin 15b).

Ci troviamo durante le tre settimane che prepaparano a Tisha BeAv, che ricorda la distruzione del Beit haMikdash, Esso fu distrutto, ci dicono i maestri, a causa dell'odio gratuito, sinnat chinnam, fra le varie fazioni dell'ebraismo (Bavli Yomà 9b). Il Rizhiner Rebbe una volta vide una persona senza denti che piangeva disperatamente per la distruzione del Beit haMikdash, e gli disse: "Non piangere per il Mikdash, piangi per i tuoi denti!". Quello che intendeva è che non esiste religione se non si parte dall'esperienza diretta e personale dell'uomo. Perché solo in questo caso l'espressione religiosa è davvero sincera.
Ecco perché dovremmo forse piangere meno per il Beit haMikdash, e iniziare a piangere per il nostro stato interiore, che nè Tishà BeAv, né Yom haKippurim cambieranno se non facciamo un serio esame interiore, cheshbon hanefesh.

Quando assisto a comportamenti come il suo, rav Bekhor, sono costernato, e mi chiedo se dobbiamo attendere un altro churban, causato ancora dall'odio, per comprendere la necessità di abbandonare queste assurde e menzognere manifestazioni di disprezzo.

I miei maestri mi hanno insegnato che quando vediamo compiere una grande trasgressione, dobbiamo prima di tutto pregare per chi la compie, per il disordine che questo crea nella sua neshamà, e in tutta la creazione. Così ho fatto e così chiedo a tutti di fare. A parte ciò, però, non posso non esprimere la mia fierezza di servire una comunità ebraica radicata in tutta Italia, facente parte di un movimento mondiale caratterizzato da un profondo rispetto verso tutti, ebrei e non. Il linguaggio della diffamazione è estraneo a questo ebraismo, oggi maggioritario nel mondo, e ne sono orgoglioso. I pochi ebrei che scelgono oggi di sostenere ebraismi diversi invece, appoggiano invece implicitamente soprusi e violenze di questo genere, e dovrebbero rendersene conto.

La attendo generosamente presso la nostra sede, dove le offro la possibilità di chiedere pubblicamente scusa alla mia comunità. Qualora ciò non dovesse avvenire, come lei ben sa, il suo Kippur non avrà nessun valore religioso, siccome Hashem non perdona le trasgressioni compiute nei confronti di altri esseri umani (Mishnà Yomà 8,7).

"Come l'odio gratuito ha distrutto il Tempio, e con esso il mondo, esso sarà ricostruito, e con esso il mondo, attraverso l"amore gratuito" (Rav A.I. Kook, Orot haKodesh 3, 324)

 

L'Shalom

Haim Fabrizio Cipriani, rabbino della comunità ebraica Lev Chadash, Milano - Roma

 

LA RISPOSTA DI RAV BEKHOR - 6 luglio

Gentile professor Volli,

 

ricordo bene il nostro cordiale incontro alla fiera del libro di Torino di due anni fa; mi complimento anche per le sue costanti, coraggiose prese di posizione a favore di Israele, sui media.

Riconosco che lei scrive in maniera rispettosa e pacata, mentre qualcun altro non l'ha fatto (vedi punto 5).

Il tono del mio commento era piuttosto soft, non ho attaccato nessuno, ho semplicemente riportato una testimonianza. Il mio appunto era ironico. Chi conosce la halakhà sa bene che un fatto pubblico, al quale presenziano almeno 3 persone, non è più lashòn harà.

Per quanto concerne la sua richiesta di chiarimenti le scrivo quanto segue:

 

1. Non ho parlato del Seder ma della tavola di Pessakh per non essere diretto, ma lei mi risponde parlando proprio del Seder, il che significa che sa di cosa sto parlando; mi riferisco infatti al secondo seder di pesakh di quest'anno. Quando mi avevano raccontato la notizia ho chiesto ai miei conoscenti se fossero finte aragoste, perché ero incredulo e mi hanno dato per certo che hanno visto il guscio vero. A meno che abbiano preso un guscio vero e ci hanno messo dentro una finta aragosta cosa che è possibile. Però il fatto mi sembra comunque strano perché crea confusione e sarebbe meglio evitare di provocare un inciampo "lifne iver lo titen mikhshol".

2. Ho ben tre testimoni, due donne e un uomo, che però non desiderano che il loro nome venga reso pubblico, per ovvi motivi di riservatezza. Possiamo comunque parlarne davanti a un bet din accreditato, riservato, oppure davanti a un avvocato.

3. La mia mailing list è personale e non rappresenta il movimento chabad ; inoltre scrivo a titolo personale, non a nome non di chabad e non capisco come mai lei abbia tirato in ballo il movimento alla quale io appartengo ma non ne sono il portavoce.

4. È chiaro che il movimento reform non osserva diverse regole di kashrut, questo risulta nello statuto dei reform, e non vedo motivo di risentirsi di una cosa che è nota. Forse la verità fa male. Ho tanti riscontri, che si trovano anche su internet, e non credo sia il caso di dover provare questa ovvietà. Oppure siete più ortodossi dei reform americani, senza dare pubblicità alla cosa; in questo caso sono ben contento di sentire che siete più legati alle tradizioni dei colleghi oltreoceano. Una delle differenze tra il mondo ebraico tradizionale e quello reform è che mentre il primo ha un codice di leggi uguale per tutti con al massimo qualche minhag che cambia ,ma le leggi della Torà sono uguali per tutti; nei reform ci sono diversi standard, quindi diventa una religione molto soggettiva perdendo la divinità che ha l'ebraismo, religione dettataci da Hashem e non soggetta ai nostri pareri.

5. Il signor Cipriani mi ha telefonato la sera di domenica, 22 Tammuz 5770, insultandomi in tutte le maniere possibili, dandomi del goi, e augurandosi che morissero i figli (non scrivo di chi per non ripetere una cosa negativa) e molto altro. Mi sembra che chi si comporta da goi sia proprio lui, dato che io non ho maledetto nessuno e ho parlato in tono scherzoso.

6. Mi ha sorpreso che la lettera di accusa nei miei confronti sia stata inviata a tutta la vostra mailing list senza prima chiedere chiarimenti al diretto interessato. Questo non è corretto. Se non servite aragoste vere, bastava dirlo, senza tanta propaganda. Solo chi è nel torto si scandalizza della verità.

1. Altre perplessità ma non fondamentali: ho sentito ad esempio che durante il seder si offriva del formaggio e non mi risulta che di Pesakh si mangi formaggio, poiché sulla tavola del seder si mangia la carne!!!

 

 


UNA SECONDA RISPOSTA DI RAV CIPRIANI

Shalom uVerakha,

Premetto che, siccome non tutti coloro che ricevono questa risposta hanno necessariamente letto l'antefatto, allego un file che contiene la mail originale di rav Bekhor, seguita dalla risposta del presidente, prof. Ugo Volli, e dalla mia.

Rav Bekhor,

La sua interpretazione del passaggio di Arachin, secondo cui il lashon harà cessa di essere tale beapè tlata, ossia a partire dal momento in cui vi sono tre persone, mi pare inesatta e non segue la lettura ordinaria, ossia quella secondo cui l'affermazione non è considerata lashon hara solo se è sufficientemente ambigua per poter essere letta anche in chiave positiva. Tale mi sembra essere anche l'opinione del Chafetz Chaim, ed è evidente che rifugiarsi dietro a un dito in tal modo, dietro a una debolissima kula che non è certo heter gamur lechatechillà non è certo Mishnat Hassidim...

Per quanto riguarda i vari punti che lei solleva:

1- L'argomentazione che noi di Lev Chadash "sappiamo di che parliamo" perché lei non parlava esplicitamente del Seder è assurda. Quando si parla, come lei scrive, della "tavola di Pessach", chissà perché non viene in mente a nessuno la prima colazione del terzo giorno di Chol haMoed (per la quale alcuni possekim in effetti raccomandano l'uso di aragoste), ma il Seder. Che è infatti ciò che lei intendeva. Geniale, n'est-ce pas?

Lei evoca poi lifne iver lo titten michshol, proibizione di creare malintesi e indurre in errore coloro che osservano. Chi legge le nostre mailing e i miei articoli (ossia, ritengo,una buona parte dell'Italia ebraica, compresi rabbini, presidenti, consiglieri UCEI ecc, siccome spesso ricevo feed-back e osservazioni di ogni tipo da questo tipo di pubblico, oltre al fatto che alcuni di essi visitano regolarmente le nostre attività, tefillot, lezioni, Sedarim ecc.) sa che io proibisco ogni cosa che possa infrangere il "lifne iver", ossia: pasta, biscotti e torte di farina di matzà durante Pesach, e naturalmente gli orridi sostituti di frutti di mare che in Italia non si trovano così spesso, ma per esempio in Francia sono popolarissimi in ogni luogo Kasher. Per me tutto ciò è issur gamur, e tale è la pratica della mia comunità. Non avrei quindi mai permesso di usare gusci di aragoste, e l'idea è davvero perversa.

2- Saremo lieti di sentire i ben tre, inesistenti, testimoni. Peraltro la edut delle donne generalmente non è ammessa. Ma in ogni caso queste persone non esistono, indi è come parlare del sesso degli angeli. Ma nella sua prima mail, e quando abbiamo parlato al telefono, lei parla di "una conoscente"? Moltiplicazione dei testimoni? Che potere questi Messia...
Ah, sì, consiglio una veloce scorsa al perek rishon demassechet Makkot. Gli edim zomemim ...

3- Lei scrive forse a titolo privato, ma non può giocare su questo, considerando che è un rabbino conosciuto, responsabile di un centro di studio e di una sinagoga.

4- Non esiste uno "statuto dei reform", e le differenza al loro interno sono proprio come quelle che lei descrive in ambito ortodosso. Minhagim ma non solo, talvolta anche disaccordi seri su questioni halachiche serie, come avviene anche in ambito ortodosso e ben lo sappiamo. Solo con una punta di rispetto in più, ritengo.

Non siamo, come lei scrive, "più ortodossi dei reform americani senza dare pubblicità alla cosa". La stragrande maggioranza di chi si interessa all'ebraismo in Italia sa che ci poniamo problemi di ordine halachico ed etico in modo serio e rispettoso, ma non idolatra, della tradizione. Lo sa perché lo legge sulle nostre newsletter che giungono a migliaia di persone, attraverso il sito che è molto visitato, e perché, come dicevo prima, abbiamo il piacere e l'onore di contare fra i nostri sostenitori e amici molti ebrei estremamente attivi in ambito UCEI che credo veicolino esattamente questa immagine di noi. Quindi non vi sono misteri sulle nostre posizioni, non agiamo nell'ombra. Ma abbiamo certamente i nostri difetti (qualcuno sarà rassicurato ...).


5- Non l'ho chiamata per insultarla, ma per chiedere delucidazioni prima di rispondere per iscritto in pubblico, e per invitarla a venire da noi in sinagoga a chiedere scusa. In considerazione dell'arroganza della sua risposta, che anche la sua mail rispecchia, le ho espresso la mia teoria, che ho poi "edulcorato" nella mia risposta scritta, secondo cui sia io che lei pagheremo le conseguenze del churban che questo odio rischia di provocare. Chi mi conosce sa quanto io sia pessimista al proposito, e quanto ogni giorno che passi e che non veda la fine del popolo ebraico sia da me considerato un miracolo molto più grande della keriat yam suf, visto il livello medio dimostrato. Non è un augurio per nessuno, meno che mai per i figli, sheychiù. Ma mentre io le spiegavo questo, lei mi ha buttato giù il telefono. Se invece non sono stato chiaro al proposito, chiedo scusa.
Per quanto riguarda il "dare del goy", non capisco. L'idea che lei evoca del "comportarsi da goy" mi pare razzista. Direi più che mai che dai Goyim abbiamo parecchio da imparare.

6- Lei scrive "Solo chi è nel torto si scandalizza della verità". Mi pare un principio assurdo, folle. E' chi ha ragione che non può tollerare la menzogna, figlio mio.

7- Vi sono numerose tradizioni su che cosa si mangia al Seder. A Lev Chadash tutto è khalavì o parvè, in quanto molti sono vegetariani, e io ritengo, come il Keli yakar, rav A. I. Kook e altri, che l'essere umano, creato vegetariano, debba tornare tale. La cosa non ha forse un valore halachico pieno, ma è per noi una middat chassidut, che viene osservata in comunità e da molti dei nostri membri. Indi è molto possibile che vi fosse formaggio, anche se non ricordo con esattezza.

Ancora una volta, in considerazione dell'enormità della menzogna e dell'evidente inconsistenza delle sue teorie, la invito fraternamente a presentarsi presso la nostra sede a chiedere selichà umechilà alla nostra comunità. Per quanto mi riguarda però, non ho più intenzione di continuare tale tipo di sterile discussione. Se necessario, sarò lieto di chiarire la cosa in sede di Beth Din. Ma le ripeto che sarebbe molto meglio se lei presentasse le sue scuse.

L'Shalom

Haim Cipriani, rabbino della comunità ebraica Lev Chadash, Roma - Milano


 ANCORA DALLA NEWSLETTER DI RAV BEKHOR - 10 luglio

 Carissim ***,
il mio commento di settimana scorsa ha suscitato un vespaio. I responsabili del Centro liberal Lev Chadash si sono risentiti per le mie affermazioni e hanno proclamato di non avere, mai e poi mai, imbandito la tavola di Pessakh con delle aragoste. Sono molto contento di sapere che osservino la kasherut attentamente e mi spiace di questo malinteso.
Comunque hanno messo in dubbio l'esistenza di testimoni, che invece, anche se potrebbero aver visto male, esistono; e hanno aggiunto che "la mia conoscente", essendo donna, non sarebbe comunque valida come testimone. Ma visto che in fondo non siamo al bet din per un atto ufficiale non è rilevante se è donna o maschio. Se fosse stato un matrimonio sicuramente sarebbe necessario rispettare le regole sui testimoni.
Celebrare un matrimonio è una cosa ben più rilevante che prestare una testimonianza a riguardo. Mi sembra strano che Barbara Aiello, guida di Lev Chadash nella precedente sede in Via Carla Tenca, abbia svolto le funzioni di un rabbino.
Mi auguro che l'osservanza della tradizione ebraica sia completamente rispettata e che il concetto LIBERAL non sia dalle tradizioni e precetti della Torà ma solo a livello di pensiero.

Shabat Shalom,
Rav Shlomo Bekhor

 LA NOSTRA DENUNCIA AL BET DIN


Al rabbino capo di Milano Rav Alfonso Arbib.

Gentile Rav, con la presente le chiediamo formalmente di convocare un Bet Din per fare giustizia di un grave caso di lashon harà di cui siamo vittime in quanto responsabili dell'associazione per l'ebraismo progressivo "Lev Chadash". Come forse sa già e come può leggere nella trascrizione allegata, rav Schlomo Bekhor nella sua newsletter settimanale che arriva a un vasto pubblico ebraico ha accusato la nostra comunità di aver servito nel seder di Pesach che abbiamo organizzato un cibo clamorosamente non Kasher come l'aragosta. Nella sua prima newsletter rav Bekhor ha sostenuto questa affermazione con la testimonianza di una sua "conoscente" anonima, che sarebbe fuggita dal nostro seder. Dopo che noi gli abbiamo chiesto una smentita, minacciando il ricorso al Bet Din, nella sua newsletter successiva i testimoni sono diventati tre, che però "potrebbero non aver visto bene". La precisazione rende più grave la posizione personale di Rav Bekhor, che avrebbe avuto il dovere di riferirci personalmente l'accusa e di chiederci una conferma o una smentita prima di diffonderla - cosa che non ha assolutamente fatto.
Al seder di Pesach (e in qualunque altra circostanza di cui noi siamo a conoscenza) a Lev Chadash non è mai entrata e non è mai stata servita aragosta, né alcun prodotto analogo: non frutti di mare, non maiale, non uccelli rapaci, non insetti, non conigli, nè alcuna carne di animali proibiti. Per quanto riguarda il Seder, cui erano presenti oltre un centinaio di persone, possiamo produrre la testimonianza di molte decine di persone che ci hanno scritto per dirsi disponibili. Abbiamo fatto a suo tempo una lista delle prenotazioni e altre decine possono essere sollecitate a presentarsi.
La menzogna propagata da Rav Bekhor ci diffama gravemente. Sul piano morale perché getta un gravissimo sospetto sulle nostre pratiche. E anche sul piano concreto, perché naturalmente allontana da noi gli ebrei che rispettano la kashrut. Come ogni anno per intere giornate un gruppo di ebrei, fra cui il presidente scrivente ha lavorato per pulire scrupolosamente la nostra sede da ogni briciola di chamez. Il seder è stato preparato poi in loco sotto la sorveglianza del rabbino scrivente, perfettamente kasher-le pessach (e a fortiori kasher). Ci sentiamo quindi personalmente offesi per un'accusa fatta senza alcun riguardo per la verità dei fatti e lo sforzo delle persone.
Oltre a questo, l'osservanza delle pratiche religiose, e della kashrut fra esse, è un punto estremamente importante nella nostra haskafà, e molte delle nostre attività di studio sono dedicate a questo aspetto.
Non neghiamo con questo la possibilità per chiunque di dissentire dalle nostre pratiche religiose e di condannarle anche nella maniera più severa. Ma il fatto di non approvarle non autorizza nessuno a dire che imbandiamo aragoste, che pratichiamo l'incesto o che ammazziamo bambini per impastare le matzot. Una polemica basata su falsità è inaccettabile, anche per chi condividesse il suo obiettivo. Questa è la ragione per cui ci presentiamo al Bet Din della Comunità di Milano, consapevoli del suo dissenso sulla nostra pratica religiosa, ma fiduciosi nella sua giustizia. Perché sta scritto che la giustizia e uno dei fondamenti del mondo e i tribunali sono un obbligo per tutti i popoli e tutte le condizioni.
Chiediamo al Bet Din di dichiarare Rav Bekhor colpevole di lashon harà nei nostri confronti. Gli chiediamo di assegnarci una riparazione di 5000 euro, che verseremo interamente in tzedakà per l'associazione Tzad Kadima che cura bambini cerebrolesi in Israele e per altre iniziative di tzedaka che renderemo pubbliche. Gli chiediamo infine di ordinare a Rav Bekhor di pubblicare una smentita da concordare sulla sua newsletter e su quella dell'organizzazione Chabad italiana, cui egli appartiene.

Leshalom

Ugo Volli
Presidente di Lev Chadash Milano-Roma

Haim Cipriani
Rabbino di Lev Chadash Milano-Roma

 LA LETTERA DI RAV BEKHOR LA CUI ORTOGRAFIA HA LO STESSO GRADO DELLA SUA MORALE EBRAICA

Io ho scritto la smentita ma loro sono dei codardi e non la pubblicano. Se dovrò la manderò in giro alla mia mailing list e solleverò un polverone se loro non lo faranno. E la farò pubblicare sul bollettino di milano e su shalom di roma.

Infatti il Prof. Volli non ha solo chiesto chiarimenti a me ma ha scritto alla sua mailing list come uno che ha la puzza sotto il naso e vuole nascondere il marcio che ha sotto di lui e fa l’offeso e come se loro sono solo kasher e sono tutte invenzioni mie il vero che non è così e gli ho scritto una risposta e se ha solo un minimo di onestà che la mandi in giro alla mailing list di lev chadash. Tu ricevi la loro newsletter? Se si chiedili perché non inviano la mia risposta???

Ecco la mia risposta.

Koltuv

 

L'ARTICOLO DI PAGINE EBRAICHE, MENSILE DELL?UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE - UCEI

Una denuncia formale recapitata nella seconda metà del mese di luglio all'Ufficio rabbinico di Milano e il giudizio di un tribunale rabbinico che con ogni probabilità ne sarà la conseguenza, manifestano un fatto fino a ieri difficilmente concepibile e sembrano riassumere tutti gli elementi della grande mutazione che la minoranza ebraica in Italia e con essa il suo rabbinato stanno attraversando. La guida spirituale del movimento ebraico riformato milanese Lev Chadash affiliato alla World Union for Progressive Judaism (una particolarità nel panorama ebraico italiano, che fa tradizionalmente riferimento all'ebraismo ortodosso), accusa un rabbino milanese del movimento chassidico dei Lubavich (un'altra particolarità, presente ormai in Italia da anni, ma proveniente da tradizioni nate altrove) di aver diffuso notizie false e infamanti sulle attività del proprio gruppo ebraico. A dirimere la controversia e a fare giustizia è chiamato un collegio giudicante composto di rabbini che si identificano nella via ortodossa italiana. Al di là del contenuto di questa specifica vertenza ci troviamo di fronte alla conferma della centralità del ruolo e dell'autorevolezza del rabbinato italiano. In ogni caso un fatto nuovo. Un episodio che si inquadra nel dibattito già molto acceso e ricco di spunti. Un confronto che concentra grande attenzione sul mondo rabbinico e che evidenzia una realtà nuova, certo meno stabile, più ricca di contraddizioni e di rischi. Ma anche densa di quelle sfide e di quelle potenzialità che in oltre due millenni di storia la più antica comunità della Diaspora è spesso riuscita a tramutare, con equilibrio e creatività in una ricetta originale di crescita e di fedeltà alle proprie autentiche radici.

Pagine Ebraiche, agosto 2010

E QUELLO DELLA "STAMPA", INTITOLATO "LA GUERRA DEGLI EBREI PER LE ARAGOSTE"


Da una parte il cappellone nero e la barba candida di Rav S.B., rabbini Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti ortodossi dell'ebraismo; dall'altra Rav H.F.C., guida religiosa della comunità ebraica "riformata" progressista L.C. Di Milano e Roma. Tra i due contendenti, inconsapevole e involontaria pietra dello scandalo, l'aragosta. O meglio le proibitissime e "succulente aragoste" che - denuncia poche settimane fa R.B. In una mail spedita ai suoi seguaci- alcuni testimoni gli assicurano essere state mangiate proprio nella sinagoga riformata e proprio nella cena rituale di Pesach, la Pasqua ebraica.
L'accusa, per gli ebrei osservanti, è fra le più gravi: l'aragosta, come tutti tutti i crostacei, è infatti alimento vietato perché non kasher, ossia non conforme ai precetti della Torah. R.B. Non lesina le ironie, parlando del "salto di qualità" che avrebbero fatto gli ebrei riformati: se agli ultimi Mondiali, palloni che hanno passato la linea di porta non sono diventati goal -scrive - nella sinagoga L.C. Si è riusciti invece a "far superare all'aragosta la linea della kasherut".
La reazione degli accusati è netta, Ugo Volli, semiologo e presidente della sinagoga "riformata", prima scrive direttamente al rabbino ortodosso parlando di "insinuazione gravissima e insultante" e spiega che quanto da lui raccontato "ha il difetto di essere completamente falso. Non c'erano aragoste, crostacei, o alcun cibo non kasher al nostro seder". E al cronista fornisce la prova regina con una battuta: "Al di là di tutto, le pare che a una cena da venti euro avremmo mai servito aragosta!?"
Dopo un acceso scambio di missive - dove gli attacchi personali si mescolano a raffinate disquisizioni teologiche - Volli ricorre assieme a Cipriani alle più alte autorità religiose con richiesta con richiesta di convocazione immediata al Bet Din, il tribunale rabbinico, e di risarcimento danni. Vuole - come scrive in una lettera la rabbino capo di Milano Rav A.A. - soddisfazione per "la menzogna propagata da Rav B.", che "ci diffama gravemente" e chiede un risarcimento di 5000 euro da devolvere a un'associazione benfica.
La querelle teologico-alimentare - "la guerra dell'aragosta", come è stata già ribattezzata - agita e in qualche caso fa sorridere la comunità ebraica. Ma dietro il caso che scalda gli animi ci sono anche e soprattutto le difficoltà di convivenza - a Milano come nel resto d'Italia - tra le diverse anime dell'ebraismo. Sia all'interno nella comunità ortodossa che in Italia - ma non nel resto del mondo - è maggioritaria e in cui si riconosce la maggioranza dei circa settemila iscritti milanesi, che a sua volta si può dividere sommariamente in tre grandi aree: i tradizionalisti e i "mistici" chassidici cui appartengono anche i Lubavitch, e gli ortodossi "moderni".
Fuori dalla comunità ortodossa ci sono invece, tra gli altri, gli ebrei "riformati", aperti ad esempio all'uguaglianza fra sessi, che a Milano contano qualche centinaio di aderenti e sono spesso scelti anche da chi - per vicende personali come il caso classico di coppie "miste" - trova difficoltà nell'essere accettato dalle sinagoghe più tradizionaliste.
Tensioni che non sono a senso unico. C'é la giovani di padre ebreo e madre convertita in un'altra comunità italiana, da decenni iscritta alla comunità, che si vede negare la circoncisione per il figlio appena nato. Ma c'é anche il caso recentissimo delle improvvise dimissioni di Rav A.C. E di sua moglie A.A., pilastri della scuola ebraica di Milano; dimissioni che la vox populi vuole decise dopo l'elezione alla guida della comunità, in maggio, di una maggioranza più laica e meno tradizionalista che in passato.
"In Italia il problema della diversità è più sentito che in altri paesi anche perchè si applica a un contesto con una sola comunità in ogni territorio all'interno della quale devono convire giocoforza diverse anime", spiega Guido Vitale, coordinatore dei dipartimenti Cultura e Informazione dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane.
Dunque, invece che una miriade di comunità sull'esempio degli USA, un ebraismo ortodosso in rapporti spesso difficili con chi segue strade diverse. E con l'aumentare dei matrimoni misti le tensioni sembrano destinate ad aumentare.
"Gli ortodossi - commenta David Bidussa, direttore della biblioteca della Fondazione Feltrinelli ed aderente alla comunità ortodossa - credono che la via più facile per salvare la comunità sia quella di mantenerla come comunità di "puri", mentre il passato ci insegna

 

L'articoilo del corriere:

pdf2010080216322289

 

L'intervento di Tobia zevi sull'"Unione informa"

A me pare che l’«affaire-aragosta» sia particolarmente interessante. Chiariamo i fatti: sembra ovvio che l’accusa mossa a Lev Chadash - aver mangiato aragosta durante il seder di Pesach - sia falsa. L’«Associazione per l’ebraismo progressivo» ha sporto denuncia al Bet Din di Milano per diffamazione, e se, come pare probabile, avrà ragione, destinerà i soldi del risarcimento in beneficenza.
Il lettore non ebreo avrà una certa difficoltà a comprendere la gravità dell’accusa. L’osservanza delle regole è centrale nell’ebraismo, e questo ci differenzia dai fedeli di altre confessioni. Da questo punto di vista l’«affaire-aragosta» ben sintetizza un elemento portante dell’ebraismo: D-o, così come il diavolo, si annida nei dettagli, ed è a quelli che noi dobbiamo prestare attenzione. Non esiste una mizvà marginale e una fondamentale, poiché l’ebraismo si sostanzia nella ritualità quotidiana. Basti pensare che lo shabbat – ovvero la regolarità – è insieme a Kippur la più importante delle festività (Shabbat shabaton), come a dire che non serve cercare picchi di santità assoluta, quanto piuttosto un livello costante e possibilmente crescente di moralità.
Ma è interessante anche la replica di Lev Chadash all’accusa infamante. «Mai ci saremmo sognati di fare una cosa del genere». Perché, verrebbe da chiedersi? Non sarebbe tutto sommato logico che chi si propone di reinterpretare le mizvoth possa immaginare di mangiare i frutti di mare? Il bello è proprio qui: in un meccanismo squisitamente ebraico, che sottopone la lettera della norma a ogni tipo di interpretazione, non può esistere una contrapposizione tra ebrei – anche organizzati - che si concretizzi in una dialettica bianco-nero. «Noi rispettiamo tutte le mizvoth e noi nessuna». Tra ebrei si discute sulla modalità di osservanza, si contratta, si approfondiscono gli aspetti fondamentali, si tentano soluzioni creative. Nessuno potrà mai ebraicamente sostenere, alla maniera del figlio rashà (malvagio) durante il Seder di Pesach: «Questo precetto non è importante, a me non interessa!».
Insomma, chi non considera semplicemente buffa la produzione di gamberi di merluzzo per avere frutti di mare kosher, ma che coglie in questo lo spirito creativo e originale dell’ebraismo, in cui anche il divieto va sezionato e interpretato, non sorriderà dell’«affaire-aragosta». Perché un ebraismo capace di discutere e di mediare, è un ebraismo che saprà restare unito.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

L'intervento di Gadi Polacco su "L'Unione Informa":

Da acquariofilo lettore di "l'Unione Informa" esigo una rettifica al commento di Tobia Zevi che può ingenerare grave confusione: l'aragosta è un crostaceo, mentre i frutti di mare sono molluschi (con conchiglia oppure con conchiglia in un sol pezzo o in due pezzi). Niente di ciò è kasher, ma occorre ristabilire la verità.
Circa invece il "caso aragosta" che contrappone l'"Associazione per l'ebraismo progressivo", denominata "Lev  Chadash", al "rabbino ultraortodosso di nome Bekhor" (come si legge nel sito di "Lev Chadash"), fossi un commentatore politico non potrei esimermi dal rilevare che il ricorso al Bet Din di Milano (ortodosso) è una vittoria del centro che, come i liberali inglesi, dimostra che il bipolarismo è una chimera e necessita dell'apporto indispensabile,appunto, del saggio centro, detto con rispetto per tutti.  Insomma, la "prima via" ebraica italiana, dopo tutto e nonostante quanto si dice, regge sempre.

Gadi Polacco, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

 Il commento di Ugo Volli, sempre su "L'unione informa"

Un rabbino Chabad ha avuto la bizzarra idea di attribuire a Lev Chadash l'inclusione di un piatto di aragosta nel Seder di Pesach. A questo rabbino va riconosciuto il merito di aver suscitato un interessante dibattito nel quale è intervenuta prima la redazione di Pagine Ebraiche e poi due significative personalità dell'ebraismo italiano, Tobia Zevi e Gadi Polacco, oltre a un paio di grandi giornali nazionali. Purtroppo il rabbino in questione ha dimenticato di menzionare il maialino al latte servito su fragranti fette di pane pugliese che non poteva mancare in una celebrazione di Pesach veramente adeguata alla sua fantasia. Ma si sa, non tutte le diffamazioni riescono col buco. In questa grottesca faccenda dell'aragosta c'è però un risvolto positivo, e cioè che si sia incominciato a discutere e a ragionare pubblicamente del pluralismo nell'ebraismo italiano. Non credo di essere partigiano dicendo che il dialogo fra le diverse anime del mondo ebraico, in Italia e nel mondo, è assolutamente necessario e prezioso, un bene da salutare con gioia anche quando nasce fra le chele di un'aragosta inesistente.

Ugo Volli

 

Notizie ed eventi
LEGGETE QUI SOTTO IL COMMENTO DI RAV CIPRIANI A NETZAVIM
Leggi tutto...
LA LETTURA DELLA SETTIMANA
Parsahat hashavua: Ha'azinu
11 settembre 2010 3 tishrì 5771
Devarim 32,1-52
Trovate qui (parashah haazinu) il commento del nostro presidente emerito Bruno di Porto e qui sotto quello dell'URJ, tradotto da Roberto Tonetti
Leggi tutto...

Diffamazione contro Lev Chadash

Un rabbino ultraortodosso di nome Bekhor ha diffuso nella sua newsletter una grave diffamazione copntro la nostra sinagoga, insinuando che nel menù del nostro seder di pessach fosse compresa dell'aragosta (che com'è noto non è un alimento kasher). Le centoventi persone che hanno partecipato al seder e tutti quelli che frequantano Lev Chadash sanno che noi non abbiamo mai fatta mangiare aragosta, né a Pessach né in altre occasioni. Trovate qui sotto il brano diffamatorio e le risposte del presidente e del rabbino di Lev Chadash. 

La documentazione è aggiornata con un successivo scamio di lettere fra Rav Bekhor e Rav Cipriani e con la successiva newsletter di Rav Bekhor E CON LA NOSTRA DENUNCIA AL BET DIN DI MILANO.

In coda alla documentazione aggiungiamo una lettera che il rabbino ha inviato a un suo corrispondente, autorizzandolo a diffonderla. Se volete divertirvi, leggetela. La sua prosa è limpida quanto i suoi sentimenti sono un modello di moralità ebraica.

Povero movimento Chabad, che una volta era un centro di cultura ebraica, se è andato in mano a rabbini che scrivono cose del genere !

In coda trovate anche gli articoli sulla vicenda di" Pagine ebraiche", il mensile dell'Ucei, della sua newslette "L'Unione informa" della "Stampa"e del Corriere

Leggi tutto...
L'attività della sinagoga da settembre
Leggi tutto...
CENTENARIO DI TEL AVIV
Pubblichiamo qui (centenario di tel aviv) una nota del nostro presidente emerito Bruno di Porto sul centenario di Tel Aviv

STORIA DELL'EBRAISMO MODERNISTA IN ITALIA

Trovate qui (di porto riforma) una versione ampliata e aggiornata della storia del movimento riformato in Italia scritta dal nostro presidente emerito prof. Bruno di Porto

LA NOSTRA DOCUMENTAZIONE
I commenti delle parashot già lette quest'anno, gli interventi più vecchi che ci riguardano, le discussioni all'interno della comunità si trovano nella sezione "articoli e documenti". Per arrivarci, cliccate qui

PERCHE' UNA SINAGOGA PROGRESSIVA IN ITALIA? 

Leggi tutto...